IL PROBLEMA DELLA BIODISPONIBILITA’ DELLE PIANTE MEDICINALI

Molti ancora pensano che basta avere titolati i principi attivi di una pianta per essere sicuri che essa faccia il suo effetto benefico. La realtà è che l’organismo umano non riconosce i principi attivi delle piante, non li vuole e fa di tutto per eliminarli, è quasi un miracolo che funzionino basse dosi di principi attivi che riescono a passare le varie barriere che l’organismo ha. Il corpo riconosce molecole organiche quali grassi, proteine, carboidrati ma non polifenoli ecc Per non parlare poi delle vecchie forme di estrazione dei principi attivi come gli estratti acquosi, in cui non si evidenzia alcun principio attivo ne tanto meno si possono avere dei preparati standardizzati, come ha evidenziato un recente studio che sta compiendo il Dr. Firenzuoli e il suo staff che analizzando 4 tipi di ribes nigrum gemme di ditte diverse avevano concentrazioni differenti di principi attivi.
Facendo una ricerca su un preparato che recentemente è ritornato alla moda, un estratto acquoso di foglie di olivo, di cui vengono enfatizzati i benefici incredibili dell’oleuropeina il principale polifenolo di questa pianta, ho trovato uno studio del Maggio 2016 molto interessante perchè affronta il tema della biodisponibilità ossia quanto effettivamente riusciamo ad assorbire dei polifenoli di questa pianta con questa modalità estrattiva. In questo studio si ricostruisce un ambiente gastrico acido (prima barriera) e poi un ambiente intestinale (seconda barriera). Si evidenzia che i composti polifenolici diminuivano del 60% nella secrezione simulata gastrica e del 90% nella simulazione del fluido intestinale, l’attività antiossidante diminuiva 10 e del 50% rispettivamente dopo la digestione gastrica e intestinale. Lo studio poi alla fine comunque ne esalta l’efficacia nonostante la decimazione dei principi attivi, si conclude dicendo che anche basse dosi funzionano alla grande, forse si ma….. Mi permetto di osservare che in questa simulazione manca la terza e forse più importante barriera di estrusione di molecole estranee che una sostanza deve attraversare prima di entrare in circolo cioè quello che viene definito il First Pass epatico ossia le Fasi enzimatiche I e II del Fegato, che decimano ancora di più ciò che non viene riconosciuto e che sono quasi irriproducibili in laboratorio, in quanto ognuno di noi, in base a quanto e come è intossinato può avere una fase I iporeattiva o iporeattiva con le conseguenze del caso( vedi sul sito epadx.com nella sezione blog un sunto dei processi di detossificazione epatica). Perciò il dato reale di biodisponibilità e ancora molto più basso. La moderna fitoterapia cerca di bypassare questi ostacoli usando mezzi diversi come la fitosomazione cioè legare i diversi principi attivi spesso idrofili con della lecitina di soia in modo da mimetizzarli da sostanza organica, oppure usando dei natural bioenancher come la piperina, la quale però ricordo che esplica la sua azione inibendo la solfatazione e la glucuronazione epatica due fasi importanti di disintossicazione del fegato, oppure usando lo zenzero che non frena la detossificazione epatica ma migliora il passaggio gastrointestinale e migliora la biodisponilità di quasi tutte le sostanze a cui si accompagna, come sapevano bene nella medicina ayurvedica.
Bioavailability of Bioactive Molecules from Olive Leaf Extracts and its Functional Value
Phytother Res. 2016 May 3. doi: 10.1002/ptr.5625. [Epub ahead of print]
Martín-Vertedor D1, Garrido M2, Pariente JA2, Espino J2, Delgado-Adámez J1.
Author information
Abstract
Olive leaves are an important low-cost source of bioactive compounds. The present study aimed to examine the effect of in vitro digestibility of an olive leaf aqueous extract so as to prove the availability of its phenolic compounds as well as its antioxidant, antimicrobial, and anticancer activity after a simulated digestion process. The total phenolic content was significantly higher in the pure lyophilized extract. Phenolic compounds, however, decreased by 60% and 90% in simulated gastric fluid (SGF) and simulated intestinal fluid (SIF), respectively. Regarding antioxidant activity, it was reduced by 10% and 50% after gastric and intestinal digestion, respectively; despite this fact, high antioxidant capacity was found in both SGF and SIF. Moreover, the olive leaf extract showed an unusual combined antimicrobial action at low concentration, which suggested their great potential as nutraceuticals, particularly as a source of phenolic compounds. Finally, olive leaf extracts produced a general dose-dependent cytotoxic effect against U937 cells. To sum up, these findings suggest that the olive leaf aqueousextract maintains its beneficial properties after a simulated digestion process, and therefore its regular consumption could be helpful in the management and the prevention of oxidative stress-related chronic disease, bacterial infection, or even cancer.
Copyright © 2016 John Wiley & Sons, Ltd.
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Pubblicato in Naturopatia, News

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