IL RUOLO DEL FEGATO NELLA DETOSSIFICAZIONE DA INQUINANTI AMBIENTALI E ATMOSFERICI (Glifosato, Metalli Pesanti, PFAS, PM10)

L’ambiente, purtroppo,  è sempre più carico di sostanze dannose per la salute e se non si cambia rotta velocemente le malattie causate da queste sostanze aumenteranno sempre di più. Sicuramente cercare di ridurne l’impatto è la cosa fondamentale da fare e ognuno può e deve operarsi in tal senso, ad esempio: mangiando biologico, per quanto non ci sia l’assoluta eliminazione di sostanze inquinanti sicuramente se ne riduce l’assorbimento, riducendo il consumo di prodotti animali per il loro grande impatto a livello ambientale oltre che per motivi etici e salutistici, usando meno possibile l’automobile, l’aereo  ecc. Tutte queste misure sono direi doverose per tentare di ridurre il contatto con queste sostanze inquinanti, ma non sempre è possibile ridurre l’esposizione a queste sostanze in maniera efficace per la nostra salute e ovviamente per l’ambiente che ci circonda. Da un punto di vista organico, la nostra salvezza interna dipende dello stato di salute di due grandi organi emuntori: primo il nostro intestino, in particolar modo dalla sua capacità di non far passare nel circolo ematico tali sostanze provenienti dal cibo che ingeriamo. Quasi sempre e a gradi diversi soffriamo di quella che viene definita Leaky Gut Syndrome ossia la sindrome dell’intestino poroso.  Le sostanze che non vengono eliminate a livello intestinale e quelle che arrivano dal contatto con le vie aeree e dalla pelle arrivano tutte al secondo organo emuntore fondamentale, il nostro fegato, vero organo di depurazione e di disattivazione di queste sostanze. Se tali sostanze inquinanti riescono a passare anche questa barriera raggiungono il sangue e poi i tessuti scatenando reazioni da parte dei fagociti, cellule del sistema immunitario preposte ad eliminare sostanze estranee con cui vengono in contatto (macrofagi e granulociti), scatenando però fenomeni di infiammazione cronica di basso grado, ritenuta il comun denominatore di tutte le malattie cronico degenerative che ci affliggono. Inoltre queste sostanze se raggiungono i tessuti e gli organi si comportano come se fossero estrogeni mimandone l’azione in maniera diretta oppure stimolando gli enzimi che li producono come vedremo nel caso di alcuni erbicidi purtroppo ancora troppo presenti nei fiumi e nelle falde acquifere. Contribuendo ad aggravare e a causare molte malattie estrogeno dipendenti e ad alterare la risposta immunologica con una iperstimolazione del piatto immunologico TH2 (allergie, infiammazione umorale) e TH17 (malattie autoimmuni) e una corrispondente diminuzione della risposta del piatto immunologico TH1 (virus, batteri intracellulari e cellule tumorali).

Per riparare la mucosa intestinale, previo riequilibrio del microbiota, una delle sostanze più  utili è il fungo medicinale Hericium Erinaceus.

 

 

GLIFOSATO

Prendiamo adesso in esame alcune delle sostanze con cui veniamo a contatto, grazie ad un uso smodato fatto nel passato e ancora spesso elevato ai nostri giorni.

Il Glifosato è il principio attivo di un noto diserbante (roundup, touch down, gliphogan ecc.) che fino al 2001 era di proprietà della Monsanto, oggi vendibile anche da altre ditte. In Francia, il tribunale di Lione ha annullato l’autorizzazione alla messa in vendita del Roundup Pro 60 della Monsanto. L’unione europea ne autorizza ancora la vendita , fino al 2021, ma si sta preparando  bandirlo. In America la Monsanto ha perso una causa nei confronti di un uomo che ha contratto il cancro e ha dovuto risarcire questa persona con 289 milioni di dollari. In Italia il glifosato si vende ancora, è stata introdotta una norma che ne limita l’uso ai privati cittadini che ne possono acquistare liberamente confezioni da mezzo litro, mentre chi ha un apposito patentino può acquistare e usare le confezioni da litro e più. L’AIRC, l’associazione italiana della ricerca sul cancro lo definisce “probabile cancerogeno”, e come dimostra un recente studio Toxicity of formulants and heavy metals in glyphosate-based herbicides and other pesticides di N.DefargeaJ.Spiroux de VendômoisbG.E.Séralinia pubblicato sulla rivista irlandese Toxicology Reports nel Dicembre 2017

su 11 erbicidi a base di glifosato sono stati ritrovati con  la spettrometria di massa la presenza di metalli pesanti (MP) quali: arsenico, cromo, cobalto, nichel e piombo estremamente tossici e inteferenti endocrini. Questi metalli pesanti sono stati ritrovati in molti altri tipi di pesticidi.

Il glifosato si trova (in tracce) su alcuni tipi di pasta italiana (vedi Test Salvagente riportato anche su un servizio di striscia la notizia) e notizia di alcuni giorni fa, sono state ritrovate tracce di glifosato anche sui pannolini per bambini (Francia). Purtoppo questi erbicidi rimangono nell’ambiente per molti anni.

L’atrazina è un altro erbicida che da 25 anni è stato bandito dalle coltivazioni, un potente stimolatore delle aromatasi, gli enzimi che producono estrogeni a partire dal testosterone,

Chemosphere. 2018 Feb.

Atrazine affects the morphophysiology, tissue homeostasis and aromatase expression in the efferent ductules of adult rats with mild alterations in the ventral prostate.

Martins-Santos E1, Pimenta CG1, Campos PRN1, Oliveira AG1, Mahecha GAB1, Oliveira CA2.

 

e invece ancora largamente utilizzato a livello mondiale. L’atrazina dovrebbe essere completamente sparita dal suolo italiano invece un analisi eseguita dall’ISPRA nel 2017 che monitorizza le acque del Po dal 2003,  ha trovato ancora livelli abbondanti nel fiume che attraversa la pianura padana e che gli esperti dicono ci vorranno ancora almeno 8 anni per dimezzarne i livelli, inoltre c’è una forte contaminazione da pesticidi che spesso supera i limiti consentiti.

 

 

 

PFAS

 

Le sostanze perfluoroalchiliche (PFAS), o acidi perfluoroacrilici, sono una famiglia di composti chimici usati prevalentemente in campo industriale utilizzate principalmente per rendere resistenti ai grassi e all’acqua vari materiali come tessuti, tappeti, carta, rivestimenti per contenitori di alimenti (pizza e latte). E ancora per rivestire padelle antiaderenti (Teflon) e nella produzione di abbigliamento tecnico (Goretex). Le classi più diffuse sono il PFOA (acido perfluoroottanoico) e il PFOS (perfluorottanosulfonato). Le zone più inquinate da questa sostanza sono le province di Vicenza, Verona e Padova, aree abitate da 350 mila persone almeno. Recentemente il governatore del Veneto Luca Zaia ha firmato un’ordinanza di divieto di consumo di pesce pescato in 30 comuni della cosiddetta zona rossa cioè delle tre province che ho menzionato, fino al 30 giugno 2019. Queste sostanze sono interferenti endocrini cioè possono modificare l’attività ormonale in particolar modo quella maschile. I Pfas possono ridurre l’attività del testosterone fino al 40%, come appare da una indagine condotta su 200 giovani veneti, fatta dal Prof. Carlo Foresta e il Dr Andrea Di Nisio dell’università di Padova e pubblicata sul Journal of clinical endocrinology e metabolism.

Una monografia sul PFOA è disponibile online dall’Agenzia Internazionale per la ricerca sul cancro, dove classifica gli PFOA come “possibili carcinogeni nell’uomo”.

Recentemente la U.S. Environmental Protection Agency (US EPA) fissa il livello  di allerta per la salute umana con l’esposizione di 70 parti per trilione (un miliardo di miliardi) nell’arco della vita all’esposizione di PFOS e PFOA (PFAS) dall’acqua potabile.

Inoltre gli PFAS possono indurre neurotossicità e alterazioni del comportamento nel caso di esposizione cronica come dimostra questo studio PLoS One. 2014 Nov

Chronic exposure to perfluorooctane sulfonate induces behavior defects and neurotoxicity through oxidative damages, in vivo and in vitro.

Chen N1, Li J1, Li D1, Yang Y1, He D2.

Gli PFAS inducono citotossicità a livello polmonare, riducendo i livelli di glutatione e aumentando i livelli dello stress ossidativo cellulare con aumento dei livelli di malondialdeide, marker indicativo dell’ossidazioone della membrana cellulare e della perossidazione dei grassi in generale con conseguenze nell’apparato cardio vascolare.

 

PM10

 

La sigla PM10 (Particulate Matter) identifica una delle numerose frazioni in cui viene classificato il particolato, quel materiale presente nell’atmosfera in forma di particelle microscopiche, il cui diametro è uguale o inferiore a 10 µm, ovvero 10 millesimi di millimetro. Circa il 60% dei PM10 è composto da particelle più piccole, dette PM2,5, le quali sono capaci di raggiungere in 30 giorni le porzioni alveolari dei polmoni.

È presente nella polvere, fumo, ecc. ed è tristemente noto, soprattutto in pianura padana dove i livelli sono spesso fuori controllo.

“Il 95% dei cittadini europei che respirano, ogni giorno, i tre principali inquinanti atmosferici, vive nel Nord Italia. Stiamo parlando di sigle che in molti conoscono ma che, al tempo stesso, in moltissimi ignorano o (peggio) ritengono non degne di particolare interesse: Pm10, biossido di azoto e ozono.

 

https://beleafmagazine.it/2018/11/06/litalia-sta-morendo-di-inquinamento-ma-non-gliene-frega-niente-a-nessuno/”.

Le principali fonti di PM10 sono:

Sorgenti legate all’attività dell’uomo: i motori a scoppio, i motori a diesel in particolare, negli impianti di riscaldamento, nelle attività industriali, negli inceneritori e nelle centrali termoelettriche, usura di pneumatici, freni ed asfalto, combustione di biomasse legnose (quindi stufa a pellets o legna) che contribuiscono per il 45% alle polveri sottili diffuse nell’aria, i motori diesel contribuiscono per il 14% e un altro 13% è dato da particelle che si staccano dalle pastiglie dei freni e dagli pneumatici.

Queste particelle ultrafini che derivano soprattutto da processi di combustione, sono responsabili dell’esacerbazione delle malattie respiratorie e delle morti da cause cardiorespiratorie.

La lista delle sostanze inquinanti è lunghissima e mi sono limitato a menzionare solo alcune tra queste, il meccanismo di eliminazione di tutte le sostanze inquinanti è comunque il medesimo vediamo ora come poter sostenere il fegato nel suo ruolo di eliminazione.

 

 

 

LA DETOSSIFICAZIONE EPATICA IN SINTESI

Il Fegato è la  stazione più importante per la disattivazione ed eliminazione delle tossine che sono entrate nel nostro corpo o che il nostro organismo ha prodotto o mobilizzato da tessuti di riserva. È una stazione fondamentale perché opera una detossificazione in più fasi e ripartisce poi le tossine idrosolubili al rene e quelle liposolubili all’intestino.

La detossificazione è diversa dal cosiddetto drenaggio. Per detossificazione si intende una disattivazione delle tossine senza scatenare l’intervento del sistema immunitario. Questa fase è operata da enzimi, cioè proteine o peptidi che necessitano per la loro attivazione di cofattori specifici come vitamine, minerali o amminoacidi. Una volta disattivata la tossina può essere eliminata dal corpo ossia drenata attraverso gli emuntori finali, il rene e il sistema cistifellea intestino.

 

 

 

 

 

LE TRE FASI DI DETOSSIFICAZIONE EPATICA

Le prime tre fasi sono i momenti più importanti per l’eliminazione delle tossine e devono funzionare in maniera coordinata, se la fase I diventa iperattiva o iporeattiva rispetto alla fase II allora, queste non vengono eliminate correttamente e innescano un aumento di stress ossidativo cellulare e conseguente infiammazione.

Alcune tossine vengono eliminate direttamente dalla Fase II in cui degli enzimi specifici coniugano cioè “attaccano” alla tossina da eliminare una sostanza, come un amminoacido

(S adenosilmetionina, glicina) o il glutatione (tripeptide) o un mix di vitamine  e amminoacidi (acetilazione), perdendole con le faci e l’urina. Altre tossine invece subiscono prima una trasformazione da parte degli enzimi di Fase I che “attaccano” un atomo di ossigeno alla molecola da eliminare, trasformandola in un metabolita intermedio tossico, perché solo in questa forma può consentire la coniugazione per l’eliminazione finale. Pertanto questa fase è importante che non produca troppi o troppo pochi metaboliti intermedi finali perché altrimenti si alterano i meccanismi di eliminazione con conseguente infiammazione. Siccome, alla fine, tutti questi processi avvengono all’interno delle cellule, esiste una Fase III che permette la definitiva espulsione dalla cellula del metabolita o della tossina coniugata così che possano raggiungere l’emuntore specifico (Rene, Intestino) per l’espulsione finale, senza che nel tragitto dal fegato si verifichino fenomeni infiammatori, normalmente stimolata dal fattore di trascrizione NrfF2.

 

 

LA CORRETTA INTEGRAZIONE PER SOSTENERE L’ELIMINAZIONE DELLE SOSTANZE INQUINANTI

Come detto precedentemente il meccanismo d’azione di eliminazione delle sostanze inquinanti e tossiche e delle loro conseguenze è sostanzialmente lo stesso, vediamo ora alcune evidenze scientifiche specifiche su queste tre sostanze esaminante.

 

NAC SAMe CURCUMINA SILIMARINA ZINCO

Una delle sostanze più importanti nella detossificazione da glifosato o da qualsiasi altro inquinante è sicuramente la N Acetil Cisteina (NAC) componente fondamentale di EPADX, addirittura in India dove purtroppo il suicidio con alte dosi di erbicidi è spesso frequente stanno usando oltre ai vari metodi classici (lavanda gastrica ecc.) anche la cosomministrazione di NAC, Vitamina C e Vitamina E.

Toxicol Int. 2014 May;

Demographics, clinical characteristics and management of herbicide poisoning in tertiary care hospital.

Cherukuri H1 e coll.

 

Come detto precedentemente il glifosato aumenta la produzione di radicali liberi e crea deplezione di glutatione, necessario per la sua eliminazione, pertanto le sostanze più interessanti per aumentare i livelli di glutatione sono, oltre la NAC:

l’amminoacido S adenosil metionina (SAMe),

World J Gastroenterol. 2016 Apr 14;22(14):3746-57. doi: 10.3748/wjg.v22.i14.3746.

S-adenosyl-L-methionine modifies antioxidant-enzymes, glutathione-biosynthesis and methionine adenosyltransferases-1/2 in hepatitis C virus-expressing cells.

Lozano-Sepulveda SA e coll.

 

La Curcumina principio attivo della curcuma longa che stimola produzione di Glutatione, inibisce l’infiammazione tramite inibizione del fattore di trascrizione intracellulare NfKB e stimola le riserve antiossidanti stimolando il fattore intracellulare ARE (antioxidant response element)

Antioxid Redox Signal. 2005 Jan-Feb;7(1-2):32-41.

Curcumin induces glutathione biosynthesis and inhibits NF-kappaB activation and interleukin-8 release in alveolar epithelial cells: mechanism of free radical scavenging activity.

Biswas SK e coll.

 

La Silimarina estratta da Cardo Mariano, potente epatoprotettore e antiossidante

 

Int Immunopharmacol. 2006 Aug;6(8):1305-10. Epub 2006 May 2.

Effects of silymarin on the proliferation and glutathione levels of peripheral blood mononuclear cells from beta-thalassemia major patients.

Alidoost F e coll.

 

Spesso assieme ai diserbanti come il glifosato ci sono numerosi metalli pesanti (piombo, mercurio, alluminio, arsenico, cromo) che accentuano la tossicità del prodotto stesso. Anche in questo caso numerosi rimedi che proteggono il fegato aiutano ad eliminare i metalli pesanti. (Zinco, SAMe, NAC Silimarina e Curcumina)

E sempre per l’eliminazione dei metalli pesanti utilissimo è l’acido lipoico che interviene grazie al gruppo sulfidrico nella chelazione intracellulare dei MP e nella rimozione dei depositi tissutali.

 

  • Muller L, Menzel H. Studies on the efficacy of lipoate and dihydrolipoate in the alteration of cadmium2+ toxicity in isolated hepatocytes. Biochim Biophys Acta. 1990 May
  • 23. Anuradha B, Varalakshmi P. Protective role of DL-alpha-lipoic acid against mercury-induced neural lipid peroxidation. Pharmacol Res. 1999 Jan;39(1):67-80.
  • Environ Toxicol Pharmacol. 2015 Jan;
  • Alpha-lipoic acid protects against methylmercury-induced neurotoxic effects via inhibition of oxidative stress in rat cerebral cortex.

 

 

 

Nello studio menzionato precedentemente sugli effetti neurotossici della contaminazione da PFAS si evidenzia che un trattamento con la NAC reduce lo stress ossidativo cellulare, I livelli di malondialdeide e aumenta i livelli di glutatione, bloccando l’apoptosi ossia la morte cellulare programmata indotta dai radicali liberi ottenedo un miglioramento nell’intossicazione da PFAS e delle sue conseguenze.

Un altro studio condotto relativo al perfluorottano sulfonato

J Appl Toxicol. 2013 Nov

Perfluorooctane sulfonate induces apoptosis in lung cancer A549 cells through reactive oxygen species-mediated mitochondrion-dependent pathway.

Mao Z1, Xia WWang JChen TZeng QXu BLi WChen XXu S.

Dimostra che la NAC, può bloccare i radicali liberi prodotti dai PFOS.

Diversi studi (su animale) dimostrano che la curcumina blocca le specie reattive dell’ossigeno indotte da PFAS e i relativi danni al DNA

Int J Biol Macromol. 2017 Nov;

Apoptotic gene expression profiles and DNA damage levels in rat liver treated with perfluorooctane sulfonate and protective role of curcumin.

Eke D1, Çelik A2, Yilmaz MB3, Aras N4, Kocatürk Sel S3, Alptekin D3.

 

Allo stesso modo, stesse sostanze sono utili per l’inquinamento atmosferico da PM10 e altre polvere sottili.

Inhal Toxicol. 2003 Jan;15(1):39-52.

The role of free radicals in the toxic and inflammatory effects of four different ultrafine particle types.

Dick CA1, Brown DMDonaldson KStone V.

 

In questo studio si evidenzia il ruolo della NAC e delle altre sostanze in grado di elevare i livelli di glutatione nel bloccare la produzione di radicali liberi e la susseguente infiammazione indotta dai macrofagi (TNF alfa)

Così come, sempre la NAC ha protetto le pareti vascolari da sostanze infiammatorie e radicali liberi da particelle di Diesel esausto

PLoS One. 2015 Jul 6

Protective Effects of N-Acetyl Cysteine against Diesel Exhaust Particles-Induced IntracellularROS Generates Pro-Inflammatory Cytokines to Mediate the Vascular Permeability of Capillary-Like Endothelial Tubes.

Tseng CY1, Chang JF2, Wang JS2, Chang YJ2, Gordon MK3, Chao MW4.

 

Lo stress ossidativo endoteliale prodotto da particelle di diesel esausto induce il rilascio di sostanze proinfiammatorie quali TNF-α e IL-6 , le quali  stimolano la secrezione di  VEGF-A  danneggiando così la parete cellulare e aumentando la permeabilità vascolare. La supplementazione di NAC sopprime la produzione di ROS indotte dalle particelle di diesel esausto e ne riduce i danni susseguenti aumentando le riserve di glutatione endogeno.

 

 

 

Le sostanze come la curcumina, la silimarina, l’acido gallico ecc sono in grado di stimolare la risposta antiossidante e antinfiammatoria cellulare tramite la stimolazione del’ NrF2 fattore di trascrizione cellulare fondamentale per le risposte di difesa del nostro organismo da PM10 e da qualsiasi sostanza in grado di danneggiare le cellule stesse.

  • NRF2 STIMOLA:
  • HO eme ossigenasi azione antinfiammatoria
  • ARE Enzimi antiossidanti: GSH, NAD(H)P chinone reduttasi
  • Detox di Fase II e Fase III (MDRP, GpP,Oat2)

 

Free Radic Res. 2018 Dec 26:1-291. doi: 10.1080/10715762.2018.1563689. [Epub ahead of print]

In vivo and in vitro evidence for the involvement of Nrf2-antioxidant response element signaling pathway in the inflammation and oxidative stress induced by particulate matter (PM10): the effective role of gallic acid.

Radan M1, Dianat M1, Badavi M1, Ali Mard S1, Bayati V2, Goudarzi G3.

 

 

In conclusione si cerchi di adottare uno stile di vita più sano possibile e di ridurre il contatto con queste sostanze , contemporaneamente si aumenti la riserva di glutatione endogeno e di sostanze nutraceutiche ad attività antiossidante e antinfiammatoria.

 

Daniele Santagà D.O.

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Pubblicato in Naturopatia, News

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